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La Voce del Campo
Giovedi' 9 dicembre 2004
Mostra di Lucia Sanarelli al "Palio"
Il respiro del colore
di Roberto Barzanti

"Fin da piccola ho dato ai colori un'importanza enorme. Ogni colore aveva un significato, era lettera di un alfabeto, possedeva una carica simbolica. Giravo sempre coi colori in tasca quando avevo sei anni. Stavo lungamente alla finestra a dipingere i tetti, che ad un certo punto prendevano il volo assumendo le forme piu' varie: foglie, uccelli, grattacieli. Erano fin d'allora, i colori, il rifugio dalla noia, come piu' tardi sarebbero stati liberazione dall'angoscia": Lucia Santarelli per introdurre alla sua pittura preferisce raccontarsi in pochi tratti essenziali, con il pudore che la distingue e l'asciuttezza che predilige. Ci ha pensato non poco prima di decidersi a presentare un'antologia di quanto ha fatto da vent'anni a questa parte nella citta' che sente sempre, invincibilmente, sua. Lucia si e' stabilita dal dicembre 1969 a Roma, dove lavora come psichiatra e psicanalista junghiana. A Siena torna sovente nella sua quieta casa di San Quirico. A Siena ha conseguito la maturita' classica per poi laurearsi in medicina, con specializzazione in neuropsichiatria. La sua vocazione a dipingere la comprese a fondo e ne capi' necessita' e valore dopo un'esperienza di Analisi ch'ella considera tuttora fondamentale. "La mia pittura - confessa - nasce da un'esigenza tutta interiore, non dallo stimolo che puo' derivare dall'opera di qualche grande o da suggestioni alla moda. Di mostre ne ho fatte e non sono mancate via via le soddisfazioni, ma per me la molla decisiva non e' mai stata l'affermazione pubblica". Uno dei premi che le piace ricordare e' il "Ripetta 89". Nella scarna motivazione che l'accompagno' e' colta correttamente l'impaginazione che avrebbe dominato le sue opere, la tendenza "a scomporre e ricomporre non le immagini, ma le sensazioni che il suo io sensibile avverte a livello inconscio". In effetti cio' che colpisce nelle grandi tele a olio, talvolta a tecnica mista, e' la forza prorompente del colore, la sua capacita' evocativa. Il quadro risulta da una gestualita' che vuol fissare con furia stenografica il momento di un sogno, un balenante frammento di memoria. In realta' Lucia torna piu' volte su quanto ha dipinto di getto, quasi per portare in superficie, attraver-so un processo analitico, quanto nella prima stesura non era compiuto: ma a guidarla non e' una volonta' pittorica fine a se stessa. Semmai punta a chiarire, aggiungere, occultare, velare, limare, come se si trovasse di fronte ad un'abbozzata traccia di coscienza da affinare e chiarire. Il titolo che ha scelto per la sua personale - visitabile al "Palio", davanti a Fonte Gaia, dal 16 dicembre - e' gia' un'indicazione: "Memoria di notte". Perche' le sue opere nascono dall'automatica intermittenza dei sogni o dalla meditazione solitaria: scaturiscono da una notte interrotta da abbaglianti risvegli. "Il risveglio alla notte - ha notato James Hillman - apre un occhio oscuro al mondo invisibile. Apre orecchie sensibili ad avvertimenti, intuizioni e sollecitazioni che sembrano visitarci solamente di notte, e disturbano il sonno perche' vogliono essere ascoltate". Ecco: l'itinerario immaginativo che il quadro testimonia nasce dalla ricerca di un equilibrio compositivo, che, senza bloccarlo nella morsa di un'immodificabile decifrazione, lo trasmuti in visione finalmente placata. "Quando dipingo non cerco felicita' - assicura Lucia -, ne' la pittura appaga la mia ansia: il mio esercizio dura nel tempo. Non so che cosa scaturira' dal cammino che avvio. e' come iniziare un'esplorazione intrapsichica che non sai dove porta. Posso concludere in tre giorni o tre mesi. Il tempo non e' prestabilito. Dipingo la scia di un sogno, la forza di una luce, il bagliore di una marina". Questa sorta di strano "secondo mestiere" ha avuto pause di anni. Lucia ha ricominciato ogni volta che ne sentiva il bisogno. Ora e' in una fase nuovamente creativa e fa un passo che fino ad oggi era solo un proposito. I critici che su lei hanno scritto - il testo cui Lucia e' piu' affezionata e' quello dettato da Vito Apuleo per il catalogo della romana mostra del 1994 alla Ca' d'oro - si sono soffermati sulle connessioni evidenti tra l'ispirazione della pittrice e il lavoro dell'analista. Le sue composizioni informali richiamano un "naturalismo astratto, dove s'inseguono cieli e spiagge, voli di gabbiani e spazi che si accalcano di ombre misteriose": paesaggi interiori, che si campiscono contro una lontana linea d'orizzonte. I titoli non sono da trascurare: segnalano situazioni o spunti, motivi e allusioni:"Fiori di cardo", "Veleggio", "Cristalli", "Veleg-gio", "Cielo verde". Chi e' portato a istituire relazioni di linguaggio con esempi celebrati dira' che si fa evidente in certe atmosfere l'ammirazione per Turner o notera', nei voli che trascorrono rapidi, la lezione di certo De Pisis o, per la densa e sintetica pennellata che muta una vista in fulmineo ideogramma, sara' portato a pronunciare il nome di Morlotti . Ma Lucia non consiglia una lettura colta, invita ad un'interpretazione sgombra da obblighi di citazioni o riferimenti. Paolo Levi scrisse, in un'acuta pagina, che Lucia Santarelli "crea immagini ricche di intensita' spettacolare, dove il colore arde, pesa, impallidisce, si rianima in una sorta di dialogo tra forme informi e forme che allu-dono a squarci aperti al riconoscibile, ma non al tangibile". L'esito - si potrebbe aggiungere - e' una pittura informale che si mantiene al di qua di un esito tutto lirico: un filtro mentale "svapora in folgoranti grumi di colori l'impressione originaria. Sembra di percepire un timbro di nostalgia, un desiderio di ritorno, una tensione panica che superi divisioni e lacerazioni. "Nell'aspirazione nostalgica - scrive E. M. Cioran - non si desidera qualcosa di palpabile, bensi' una sorta di calore astratto, eterogeneo al tempo e affine ad un presentimento paradisiaco".