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PRESENTAZIONE ALLA MOSTRA PERSONALE MAGGIO-GIUGNO 1996

MEMORIA DI NOTTE
a cura di Paolo Levi
18 Maggio - 8 Giugno 1996

Per lei dipingere significa riscrivere, giorno dopo giorno, la propria biografia interiore attraverso il sentimento del colore.
Con Lucia Sanarelli, in effetti, si ricomincia a parlare di informale lirico, di stesure cromatiche vibranti, dove ogni passaggio gode di una timbricita' significante. e' una scelta espressiva che si e' curiosamente e lentamente interrotta, nell'arte contemporanea da almeno tre decenni. Quali sono i motivi di questo silenzio, che ha permesso altre sperimentazioni, o, meglio ancora, altre mode di venire alla ribalta?
La risposta sta, a mio avviso, nelle contraddizioni inquiete che le avanguardie di questi anni si sono portate appresso, come pesante fardello linguistico. Dall'immediato secondo dopo guerra ad oggi, la sperimentazione visiva ha giocato sempre piu' un ruolo di negazione della riconoscibilita', della veridicita' dell'immagine umana e della natura. e' stata una scelta condivisibile da tutti coloro che hanno affrontato, (artisti ed osservatori) in piena coscienza il quesito se in questo XX secolo sia ancora possibile raffigurare in pittura l'Uomo, dopo i campi di concentramento, e la Natura, dopo lo scempio ecologico. Ci si addentra, quindi, con animo attento e perche' no ? -emozionato, nella ricerca informale di Lucia Sanarelli. Con pudore silenzioso, ella esprime equilibrio d'animo, tra istintualita' ed autocontrollo, nel momento in cui affronta gestualmente tematiche del proprio inconscio che divengono splendida solare scrittura. E' questo il motivo per cui siamo portati a definire la sua sperimentazione informale come "lirica". Il suo lavoro, appunto, va rivissuto, soprattutto, nella sua chiave di sentimento cromatico. Volgendo inconsciamente lo sguardo al passato, pare quasi che la nostra pittrice ponga a se stessa, e a noi, il quesito: "Dove eravamo rimasti'?". Certo, all'informale ombroso americano di Willem de Kooning e di Franz Kline, a quello italiano, assai piu' tragico, di Emilio Vedova e di Alberto Burri. Sono messaggi in cui la riconoscibilita' di uomo e di natura sono cancellati, dove sono solo vincenti il segno ed il colore come filosofia del Nulla.
Lucia Sanarelli, al contrario, in queste delicate tele autobiografiche riprende il senso perduto di un invisibile che potrebbe ritornare visibile, di un'incertezza che potrebbe avere possibilita' di luce. In ogni composizione sensibile rabdomante, immerge il pennello nella notte dell'inconscio collettivo e riporta alla ribalta, della neutralita' della tela, una sorta di grido cromatico che divie-ne immagine. A volte, pare monologare intorno al sentimento di una Genesi biblica, come nel caso di Paesaggio", sagome di montagne sospese nel vuoto, a cui fa da corona un guizzo bianco, quasi un segno, un gesto astratto, forse Divino.
E' un dipinto assai interessante, in cui l'oscurita' si apre al giorno grazie alla massa cromatica bruna, che pare sciogliere e cacciare altrove come nube vagante - un nero ctonio. Di informale lirico struggente e' ancora "Bouquet di rossi", opera del 1988. Il rosso squillante sfreccia verso l'alto, in un trionfo espressivo. L'osservatore avverte il dubbio dell'artista attratta verso il "vero", ma con il timore che tutto si riduca a un falso gioco di apparenze, per cui l'opera ha una certezza concreta nella sinfonia cromatica, fatta di contrappunti armonici. Il rosso si confonde con l'ocra e una fascia neutrale di bianco, scrittura sottile che fa da controcanto a un curioso blu notte, che pare scendere dal cielo, come un imprevisto meteorite. Qual e' il significato, sensibilmente colto, di questo sentimento che si fa colore nelle pagine di diario in Lucia Sanarelli? Un magma che viene da lontano ed affonda in radici antiche. Pare che la Sanarelli abbia letto e fatta sua la teoria dei colori di Goethe (vedasi in questo caso la cascata di bianco con una forma informale di rosso che si adagia su un blu scuro di un'opera che la pittrice mantiene Senza titolo). Il "Trattato" del poeta tedesco e', in effetti, l'opera destinata ai pittori che avvertono in se' la spinta "a studiare le caratteristiche dei colori, a penetrare le loro forze, la loro efficacia e i loro effetti". Goethe si rivolge all'artista il quale "mentre si perde nell'infinita pienezza della vita che si spalanca dinanzi e viene da cio' spinto a ripro-durla, si sente altrettanto violentemente preda dell'impressione globali. In un certo senso, pare che nella conclusione W. Goethe precorra C.G. Jung: "L'artista deve richiamare contenuto e forma dal profondo suo proprio essere ed avvalersi degli influssi esterni solo per la propria formazione". Quale significato c'e' ancora da chiedersi - quale interesse ha la Sanarelli per il colore come essenza? Sempre piu' ha assunto un significato di intensificazione (inconscia) dell'immagine della Natura. Una sorta di allusiva resurrezione. Ella non abusa della cognizione figurativa grazie alla calcolata irrazionalita' dell'automatismo del gesto pittorico, come nel caso emblematico dell'inquietante "Marcia notturna", ma restituisce alla materia una nuova vitalita' legata alla esclusiva tessitura timbrica. Lucia Sanarelli crea immagini ricche di intensita' spettacolare, dove il colore arde, pesa, impallidisce, si rianima in una sorta di dialogo tra forme informi e forme che alludono a squarci aperti al riconoscibile, ma non al tangibile. Ed e' questo il suo essere un'autentica e delicata informale - lirica. Le suggestioni esterne esercitano una pressione costante che lei accetta, ma che non subisce passivamente. La Sanarelli, appunto, considera la dimensione del proprio gesto pittorico come un infrangere il non conoscibile, per portare alla ribalta echi lontani di immagini ritrovate che si realizzano quasi per magia, di cui noi siamo gli attivi osservatori incantati.

Paolo Levi