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Il Secolo d'Italia 8 marzo 1994 (Oltre le spoglie del vissuto)

Potrebbe essere molto limitativo, e per certi aspetti addirittura deviante, parlare di "astrazione" per la bella pittura di Lucia Sanarelli, che in questi giorni espone in una delle gallerie piu' note di Roma, alla "Ca' d'Oro" di Piazza cli Spagna.
Il termine si puo' accettare, semmai, solo nel caso analiticamente chiarito da Vito Apuleo. che nella sua incisiva ed attenta premessa al catalogo a un certo punto definisce le opere dell'artista senese (niente affatto supplementare, bisogna riconoscerlo, alla stimata specialista in Neuropsichiatria e Psicoterapia junghiana) "composizioni informali richiamanti il naturalismo astratto".
L'antitesi fedelta' al vero-liberta', trascrizione-trasgressione e', infatti, solo illusoria. Questa natura non certo descritta con il, registro usurato dell'iterazione, ma sostanzialmente posseduta ed avvertita, nella quale, come scrive sempre Apuleo, "si inseguono cieli e spiagge, voli di gabbiani e spazi che si accalcano di ombre misteriose", e' assolutamente viva e reale.
E una Marina autunnale o un Veleggio o la magnifica Tempesta, o ancora dei felicissimi pentagrammi costruiti su toni spaziali, custodiscono, a dispetto delle fughe compositive e cromatiche, peraltro sempre vigili e fini, la sacralita' della memoria e dell'emozione.

Renato Civello