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Presentazione per la mostra personale Galleria Ca d'Oro, Roma 1994

MEMORIA DI NOTTE
DIPINTI 1989 -1993
testo critico di:
VITO APULEO

L'arte e' uno specchio che riflette i nostri stati d'animo, le nostre gioie, le nostre ansie, le nostre contraddizioni.
La pittura si fa' veicolo visivo di tali sentimenti affidata come essa e' alla intricata magia del colore, alla sua carica simbolica, alla forza comunicativa delle sensazioni che proprio attraverso il colore il pittore riesce a generare.
In tal modo dramma del sentimento e sincera emozione diventano sintesi di un linguaggio. L'intensita' della comunicazione sara' tanto piu' forte quanto piu' sincero sara' stato l'approccio che l'artista avra' vissuto nel momento della realizzazione dell'opera.
Non si puo' non fare queste riflessioni osservando i quadri di Lucia Sanarelli. Partendo infatti dall'esperienza che nella stagione dell'informale aveva raggiunto i vertici della compiutezza, Lucia Sanarelli cerca di riappropriarsene con rinnovata genuinita', sommando inquietudine e candore, straripante passione e istintualita' sovrasensoriale.
E la pittura vissuta nella sua specificita', assume la manualita' come viatico conoscitivo che richiamando la stessa etimologia della parola arte (arte, artifex, artificio, fatto ad arte) si fa struttura portante in cui convergono sentimenti e fughe nella memoria, nostalgia e istantaneita' del presente.
Per nulla offuscata dalle mode e dagli aggiornamenti superficiali, Lucia conferma la tensione di chi della pittura scopre i suggerimenti liberatori e ad essa si accosta, quindi, con animo insaziabile nelle curiosita' e incomprimibile negli interessi.
Nello stesso tempo, pur alterando l'aspetto visivo del reale, non sottrae gli esiti ai sommovimenti e ai tumulti della coscienza moderna.
Sono composizioni informali richiamanti il naturalismo astratto, dove si inseguono cieli e spiagge, voli di gabbiani e spazi che si accalcano di ombre misteriose.
Questa interpretazione, se accettata, puo' aiutare a comprendere le ragioni che sottendono l'agire di Lucia Sanarelli, la sua scelta in favore di una realta' illusoria ma vera quanto basta per chi desideri penetrarne gli interspazi. Grammaticale o alfabetizzata che sia la forma, in essa sembra poter individuarsi un certo rimando archetipico che attiene alle ragioni del profondo.
Si' da indurre all'ipotesi che, forse inconsapevolemente, Lucia sperimenti su se stessa l'antico concetto di Carl Gustav Jung la' dove afferma che "il dar forma all'immagine primordiale e' in certo modo un tradurla nella lingua di oggi ed e' per mezzo di questa traduzione che ognuno puo' ritrovare l'accesso alle fonti piu' profonde della vita, accesso che fino a quel momento gli era stato interdetto".
Si spiegano cosi' le situazioni familiari che paiono emergere da queste composizioni non figurative, il loro campirsi nello spazio, il loro dichiararsi ancora lontane dal virtuosismo, il loro collocarsi nell'ambito di un motivo che sempre prende spunto da un dettaglio, da un frammento di vita.
Donde gli schianti improvvisi di luce che battono sul serrarsi ora compatto, ora lacerato della materia, il passare non aspro delle stagioni, il senso inquieto della nostalgia di cose perdute che ritornano, affannate se si vuole, confuse a volte, ma decisamente tese, come riempite dalla eco di una calibrata linea d'orizzonte che regge e definisce l'insieme.
Una apparente facilita' combinatoria, insomma, che non rinnega i tempi della casualita' ma che poi, a ben guardare, si rivela portato di un'operazione controllata negli esiti con una sua precisa conseguenzialita' sul piano dei contenuti.
Vito Apuleo